Enti Locali cosa manca per il salto di qualità?

Carmelo Midolo
Carmelo Midolo

Leggo le dichiarazioni di Fabiana Dadone, Ministro della Pubblica Amministrazione, pubblicate sul suo profilo Facebook e sul blog dei pentastellati e resto un po’ perplesso.

Estraggo testualmente abbiamo trasformato lo smart working in realtà e ora lo stiamo consolidando per renderlo davvero flessibile e ancorato a obiettivi e risultati”.

Beh! Permettetemi un’affermazione, Io direi più che smart comincerei a chiamarlo col suo nome, “home working” perché di smart non ha proprio nulla.

Nel frattempo leggo una dichiarazione del Senatore PD Luciano D’Alfonso, dove scrive ad un terzo punto del suo discorso, “Rafforzamento dei procedimenti formativi dei pubblici dipendenti: soprattutto rispetto ai processi di digitalizzazione. Va rafforzata la formazione continua e, soprattutto per il personale non dirigenziale, va attuato un progetto strutturato di qualificazione professionale anche prevedendo esperienze di scambio con funzionari di altri Paesi. Contestualmente vanno pensati incentivi e giusta retribuzione dei dirigenti e funzionari parametrati ai risultati e alla complessità del lavoro svolto, nonché aggregazione di personale al fine di rendere maggiormente funzionali le realtà più piccole.”

A questo punto mi chiedo: “ma dove sono stato io in questi 31 anni di PA?” Credo proprio non aver capito nulla, da 31 anni sento dire sempre le stesse cose, ricordo anche qualche “colletto bianco prezzolato” quando si è “venduto” concetti come “bisogna premiare la meritocrazia”, ma in tutta verità non sono riuscito a notare nulla di tutto ciò, devo esser proprio cieco.

Scusate il mio tono ironico, ma in questi miei 31 anni di “vita da PA” ne ho vista “passare di acqua sotto i ponti”. Rammento la mia realizzazione nel 1990 del primo software per la gestione delle pratiche di antiabusivismo edilizio, la prima informatizzazione dell’Avvocatura comunale, la prima vera realizzazione del Data center comunale dei Sistemi informativi, le fruttuose collaborazioni con le più alte cariche istituzionali dell’Ente presso il quale ho la fortuna di lavorare.

Tante belle esperienze che resteranno indelebili nella mia memoria, così come quando lessi il famoso CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) istituito nel lontano 2005 con il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e modificato negli anni fino all’ultima versione del 2017.

Già 15 anni fa si tentava di riunire e organizzare le norme riguardanti l’informatizzazione della pubblica amministrazione. Ricordo si parlava all’art. 42. di “Dematerializzazione dei documenti delle pubbliche amministrazioni”, ma in verità a cosa assistiamo ancor oggi?

Inerzia assoluta da parte dei dipendenti non dirigenti, ma d’altronde cosa si potrebbe pretendere di più, tenuto conto che l’età media del lavoratore propende verso la sesta decade a causa del fatto che gli ultimi concorsi risalgono a 30 anni fa.

In contrapposizione, vedo ben volenterosi i “nuovi” dirigenti che in perfetto stile “yuppie” cercano disperatamente di barcamenarsi tra la conclamata burocrazia e la sempre più spingente normativa che impone sistemi di gestione ben diversi rispetto a 20 anni fa, e quindi li vediamo combattuti tra il “fare” e il “non fare per non sbagliare”.

Allora assistiamo a paradossi come quelli di implementazioni mega galattiche di progetti d’informatizzazione delle procedure tecnico-amministrative, e nello stesso tempo vengono proposti dagli stessi informatici, documenti con firme autografe su verbali cartacei di riunioni, o continue richieste di attrezzature di stampa e del relativo materiale di consumo  (ma non si doveva dematerializzare?).

Assistiamo al disperato tentativo di dimostrare che “qualcosa si sta facendo”, mentre il 90% degli impiegati non ha le attrezzature idonee per visionare i documenti digitali. Immaginatevi un tecnico istruttore dover visionare un progetto edilizio, su monitor da 18″ 16:9 con risoluzione nativa 1366 x 768, o senza saper come aprire un file di firma digitale, o peggio non saper formattare un documento.

Quindi, mi chiedo, ma il Ministro Dadone insieme al suo staff, si pone queste problematiche operative? Forse non è sua competenza, forse viene tutto demandato a qualcun altro che sta più in basso, e forse questo qualcun altro demanderà qualcun altro ancora e così via, fino ad arrivare che nessuno fa niente.

In conclusione, sono giuste le dichiarazioni del Senatore D’Alfonso, bisogna puntare sul “Rafforzamento dei procedimenti formativi dei pubblici dipendenti: soprattutto rispetto ai processi di digitalizzazione. Va rafforzata la formazione continua e, soprattutto per il personale non dirigenziale, va attuato un progetto strutturato di qualificazione professionale anche prevedendo esperienze di scambio con funzionari di altri Paesi. Contestualmente vanno pensati incentivi e giusta retribuzione dei dirigenti e funzionari parametrati ai risultati e alla complessità del lavoro svolto”.

Mi chiedo, ma qualcuno legge ciò che viene scritto? O si scrive solo per dire “io l’avevo detto”.

Non lo so, qualcosa mi sfugge di certo. Pur non di meno, voglio sforzarmi di esser propositivo e quindi voglio dare anche io il mio piccolo e modesto contributo al fine forse, di non concludere proprio nulla, perché in fondo chi siamo noi se non della semplice manovalanza per far raggiungere gli obiettivi ai nostri amati dirigenti?

Pertanto, se si vuol veramente innalzare il livello qualitativo dei servizi che una PA dovrebbe erogare ai cittadini, secondo me sono necessari i seguenti passaggi:

  • Certamente eseguire il turnover dei dipendenti tramite concorsi, innalzando così l’età media a 30 anni;
  • Nel frattempo creare procedure operative ben dettagliate e scritte su tutte le attività tecnico-amministrative presenti all’interno dei singoli uffici (per tale funzione esistono le POG e le POAP o comunque gli RP);
  • Realizzare apposite sedute formative per i dipendenti  su ogni singola attività suddivise per ufficio sia sulle procedure tecnico-amministrative, sia per l’informatizzazione delle stesse;
  • Riqualificare il personale esistente sia in termini professionali, ma soprattutto in termini di progressione verticale;
  • Predisporre progetti incentivanti per i dipendenti non dirigenti al fine dello smaltimento del pregresso e l’allineamento alle nuove procedure informatizzate;
  • Insistere con le sedute formative sulla corretta gestione del personale, dirette all’intero apparato dirigenziale, in quanto ho l’impressione che la formazione eseguita fino ad adesso non ha sortito granché di risultati positivi.

Certamente questo è semplicemente il mio parere personale, sperando non aver “urtato” i sentimenti di qualcuno, se così  fosse me ne scuso.

Che dirvi, se non augurare a tutti noi il così tanto nominato “cambio di paradigma”, sperando che  possa accadere almeno prima di andare in quiescenza.

Buon lavoro a tutti!