Dipendenti pubblici, ritorno in ufficio lontano?

Leggo oggi su Money.it un articolo sullo smart working nelle Pubbliche Amministrazioni, che mi lascia alquanto basito.

Leggo testualmente, ‘Dipendenti pubblici: per tutta la fase due, salvo che per le attività indifferibili, si potrebbe continuare a lavorare da remoto. È quanto emerge dalle ultime riunioni alle quali stanno prendendo parte tanto le organizzazioni sindacali quanto gli organi dirigenti della Funzione Pubblica; dal confronto è emersa l’esigenza di continuare con lo smart working dove possibile e così dovrebbe essere per tutta la durata della fase due.

Da ciò che si legge si evince in modo inequivocabile che né le organizzazioni sindacali, né l’apparato dirigenziale della PA conoscano la realtà che vige attualmente all’interno degli uffici pubblici, o forse fanno entrambi finta di disconoscerla? Forse si tratta di una nuova tecnica di gestione manageriale che personalmente sconosco?

In verità le cose stanno in una maniera completamente diversa, in quanto le PA non sono state mai pronte per nessuna modalità di smart working.

La verità è che non esistono né adeguate infrastrutture tecnologiche, né un’adeguata riorganizzazione delle risorse umane sia nelle funzioni sia nell’organizzazione delle attività in modalità smart.

Ditemi come sia possibile attuare lo smart working quando il 90% delle documentazioni di lavoro è cartaceo e solo il 10% è digitale, ma  perché già pervenuto via PEC, e comunque, questo 10% mal gestito in quanto non inserito nei sistemi informatici di back office.

Ditemi come sia possibile se non esistono figure professionali informatiche all’interno degli uffici, inserite in un contesto contrattuale.

Ditemi come sia posibile se non sono mai stati eseguiti dei piani formativi specifici per singola attività amministrativa-tecnica.

Ditemi come sia possibile con risorse umane che superano la sesta decade d’età e quasi tutti prossimi alla pensione.

Ditemi come sia possibile, senza adeguate connessioni telematiche, conosciute come VPN, che consentono il collegamento alla rete e agli applicativi di gestione delle procedure.

Ditemi come sia possibile, senza un adeguato ufficio di Direzione Informatica che fornisca adeguato supporto sia alla parte organizzativa, sia in termini di risorse informatiche.

Insomma, qualcuno mi illumini su queste argomentazioni, e mi spieghi come sia possibile mantenere un’attività di smart working che sia efficiente, senza i requisiti sopra descritti oggi presenti e che rappresentano la realtà nella PA?

Aspetto lumi.